Non parlatemi dopo 10km…

Rovereto. 24 settembre 2016. Fisherman’s Friend Strongman run. finito il primo giro. Due settimane esatte dopo Kitzbuhel. Ad un certo punto arriva lei, di bianco vestita e ti prende. Ti prende in quel modo che solo i koala sanno fare attorno agli alberi. Arriva la fatica. La fatica è quella cosa che quando arriva ti frega, ti attacca la testa e non ti molla più. Se volete saperne di più dei processi fisiologici della fatica, vi invito a leggere qualche paragrafo più in basso.

Arriviamo a Rovereto con la boria che ci contraddistingue, parcheggiamo in pieno centro pagando ovviamente il ticket. Andiamo al villaggio Fisherman per le foto di rito, ritiriamo il pettorale e ci avviciniamo alla zona di partenza. La regola inter nos è chiara, non avendo possibilità di scaldarsi ed essendo arrivati alla starting line un’ora abbondante prima del via, decidiamo di partire con calma, tanto sono 20k, chi ci corre dietro?! Inizia la sfilata dei sportograf-87759065costumi, notiamo della gran goliardia, entriamo anche noi nella parte, siamo comunque vestiti da “Hamburger Tirolesi” (maglia Walles ndr) e quindi non sfiguriamo. Si avvicina l’ora x. Camminiamo lentamente verso la linea di partenza, esplodono i coriandoli, si parte!

Ecco, ricordate la parte sul poco riscaldamento? Dimenticatela! Partiamo come sempre “a bomba” un po’ per toglierci la massa di dosso ed un po, perchè comunque fa figo stare davanti.

La gara inizia con una leggera salita nel centro di Rovereto, la gente ancora non capisce bene cosa stia succedendo e cammina sprezzante del pericolo in mezzo al percorso, poi affrontiamo la prima vera salita, tosta, che ti taglia le gambe. Ostacoli, per come siamo abituati dalle varie spartan, ancora non se ne vedono, ma solo ponti composti da tronchi e qualche staccionata, che non ti aiutano a rifiatare quel poco che basta per ripartire.

Completiamo il primo giro, 10k, dopo aver affrontato una piscina a nuoto, una discoteca all’interno di un garage, ed un bell’ostacolo proprio in piazza composto da vasche d’acqua, reti da scalare e copertoni da superare. Il caldo ed il poco recupero da Kitzbuhel si fanno sentire, la testa non c’è più ed inizia l’inerzia. Il più fresco, Marco, vuole “attaccare”, ma l’acido lattico arriva al cervello e partono le ingiurie e gli insulti. – La Genesi del “non parlatemi dopo 10k”-

Il secondo giro fila liscio, tra crampi, fatica e caldo, per un discreto risultato complessivo. Come si suol dire, siamo rimasti nel mazzo.

sportograf-87767107

Nota positiva – Le docce calde alla fine della gara!!!!

Nota negativa – La coda all’ultimo ostacolo, quelli del secondo giro sono rimasti nel traffico insieme ai festanti del primo.

 

PARTECIPANTI

Alberto

Andrea

Marco

 

COSA HO IMPARATO

Mai parlare dopo 10k..

Alimentarsi con roba chimica non fa proprio bene bene

I bagni di Walles sono splendidi

 

Ah, dimenticavo… i processi fisiologici della fatica? Sono cose che succedono…

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